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L’arte agli artisti

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Continuiamo il nostro viaggio tra coloro che amano l’arte nelle sue varie forme ed espressioni. Oggi ospitiamo un giovanissimo fotografo, Gianluigi Capasso, che riesce a coltivare la sua passione e le sue qualità nonostante i tanti impegni lavorativi e di diletto. Infatti, tra le tante cose, quasi per gioco ha intrapreso il corso di Sommelier e pochi giorni fa ha concluso il suo percorso diplomandosi con merito.

Allora Luigi, vista la tua giovane età mi permetto di darti del tu. Cominciamo con una piccola presentazione di te stesso.

Certo. Beh, che dire… Sono venuto a Firenze giovanissimo per lavorare in una società che si occupava di programmi informatici. Ho cambiato lavoro quasi subito, sentivo il bisogno di stare a contatto con la gente. Così mi sono ritrovato a curare le public relations per delle aziende fiorentine operanti nel settore del turismo. Allo stesso tempo mi sono iscritto alla facoltà di architettura dove nacque la mia passione per la fotografia. In realtà, diciamo che non ho fatto altro che seguire le orme di mio fratello maggiore che per primo ha sviluppato l’amore per questa forma d’arte quando ancora io ero un fanciullo.

Insomma buon sangue non mente. Così nasce la tua prima mostra dal futuristico ed intrigante titolo “Cosmopolis”. Come mai hai scelto proprio la città come soggetto per il tuo debutto?

Tutto nasce dai miei studi di architettura. Mi piacevano le linee, la geometria, la simmetria che spesso si trova nei complessi urbani, in quelli moderni in maniera esasperata.IMG_8388 A realizzare questo lavoro mi ha aiutato l’altra mia passione: viaggiare. Ho visitato diverse città e così nel 2010, riordinando insieme il materiale che avevo prodotto nei miei viaggi e cercando di dargli un senso ben preciso, nasce “Cosmopolis”. Ho volutamente focalizzato la mia attenzione su tre città: New York, Londra e Napoli.

Quindi arte e città, arte e società, un binomio da sempre molto fecondo in campo artistico ma che oggi presenta sfumature diverse. Mi riferisco all’apporto che la new technology indubbiamente fornisce a chi opera in questo campo. Come credi che questi potenti mezzi possano modificare il rapporto uomo-obiettivo-fotografia?

É ovvio che una foto può essere scattata da chiunque, ma per fare una foto artistica bisogna conoscere per lo meno l’ABC della disciplina. Ad esempio è importantissimo saper utilizzare l’esposizione alla luce. Infatti la parola fotografia deriva dal greco e letteralmente significa “scrivere con la luce”. Battuta a parte, è vero chè l’occhio ha la sua importanza. Io ad esempio non riesco a capire se un contesto che sto osservando può diventare una bella foto non prima di averlo visto attraverso l’obiettivo. La foto si compone all’interno dell’obiettivo. In definitiva per poter sfruttare al meglio le potenzialità della new technology occorre che la foto scattata sia già una bella foto. Dimenticavo: quando faccio uno scatto, so già per cosa utilizzerò un programma di fotoritocco, sempre che se ne renda necessario l’utilizzo. La foto inoltre riflette lo stato d’animo del momento in cui è stata scattata. Io per conto mio faccio i miei scatti solo quando mi sento dentro di voler immortalare ciò che sto vedendo, per poter trasmettere attraverso un’immagine l’emozione che in quel momento, il contesto scenico, mi sta provocando.

Appunto le tue origini napoletane sono evidenti nelle opere. In particolare il contrasto tra IMG_8392il sacro ed il degrado umano che sembra ormai aver preso il sopravvento nel mondo contemporaneo e che in certe zone della nostra penisola risulta più evidente. Quale è il messaggio che vuoi esprimere attraverso questa contrapposizione.

Sicuramente sono il simbolo dell’abbandono nella sua più vasta accezione. I soggetti che ho fotografato sono materiali da discarica, impressionati nella loro posizione “naturale”. Quindi rimarcare la “naturalezza” di alcune zone della mia città e dalle mie esperienze all’estero, nasce successivamente l’esigenza della comparazione con New York e Londra. In particolare sono le periferie ad essere messe a confronto, le zone appunto da sempre più abbandonate dalle istituzioni. Come potete vedere nella sequenza che segue ho voluto esprimere la dinamica sociale che le caratterizza: da una situazione iniziale di prigionia, nasce l’esigenza di ribellione per raggiungere FullSizeRenderla meta della società modello che ognuno di noi vorrebbe realizzare. In sintesi voglio esprimere il desiderio di tranquillità sociale che ognuno di noi brama. Mi sembra che oggi, alla luce di quanto sta succedendo in Europa, sia un tema molto attuale.

Pienamente d’accordo. Concludiamo dandoci appuntamento alla prossima mostra. Quando e quale sarà il tema, sempre se è possibile averne un’anticipazione.

In effetti ho tanto materiale nuovo a cui dare un senso, artisticamente parlando. Ho in cantiere per prima la realizzazione di una mostra “I-picture”, e qui ci ricolleghiamo all’utilizzo della new tecnology, con fotografie scattate esclusivamente con gli smartphone ma in chiave artistica. Non posso anticipare altro anche perchè è tutto in fase di progettazione. Quello che posso promettervi è che sarete tra i primi ad essere invitati.

Ringrazio Gianluigi, a proposito Giangi per gli amici, per l’invito che sicuramente onereremo. É sempre un piacere carpire, attraverso queste interviste, la voglia di esprimersi che l’arte fa letteralmente esplodere in questi uomini, magari artisti poco famosi ma con una energia così pervasiva da coinvolgere anche le persone più disinteressate.   Per contattare l’artista scrivete a giangicapasso@gmail.com oppure telefonate al 333.1937725, e non dimentichiamoci di dare sempre … “L’arte agli artisti”.

(L’arte agli artisti è una pagina facebook nella quale troverete altre opere dell’artista).

Marando Intome