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L’arte agli artisti

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Cari lettori,

in questa prima uscita di “L’arte agli artisti” ospitiamo un pittore contemporaneo, Dejan Bogdanovic, dal talento indiscutibile. Lo abbiamo intervistato in occasione della sua mostra “The lightness of Rebirth” che si svolgerà presso la Galleria Artedove di Firenze.brochure

Ci incontriamo presso il ristorante Golden View del capoluogo toscano che oltre all’attività ristorativa promuove inziative culturali che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla musica alla scrittura ed alla fotografia per arrivare a toccare finanche il rinomato artigianato fiorentino. Ci sediamo con l’immagine di Ponte Vecchio davanti agli occhi e gli chiedo:

Iniziamo con una domanda d’obbligo: chi è Dejan Bogdanovic?

Mi definisco semplicemente un artista, un pittore. La mia passione per l’arte nasce fin dall’infanzia che mi porta, appena ragazzo, a frequentare l’accademia di Sarajevo (sono serbo-croato) e, per farla breve, finisco per approdare in Italia alla Saci School di Firenze grazie ad una borsa di studio messa a disposizione dal governo italiano.

Perchè ha deciso di fermarsi proprio a Firenze?

Vede, Firenze è come una donna di facili costumi: o la odii o la ami. Ed io me ne sono subito innamorato. Come in un rapporto d’amore a volte capita di stancarmi e mi viene voglia di evadere. Così parto. Ma appena lontano ne sento subito la mancanza. È incredibile, ma è così. Ovviamente c’è dell’altro: la città è un crocevia di persone provenienti da ogni parte del mondo che, con la loro presenza, fanno ancora oggi sentire nell’aria il suo storico passato e ruolo di capitale del Rinascimento. Per un artista questo è sicuramente uno stimolo in più.

Passiamo alla sua ultima mostra “The lightness of rebirth”. Massimo Innocenti nella sua recensione a riguardo afferma: “Astrarre per Dejan è … una convergenza di sensazioni”. È d’accordo?

Certo. Per me i sentimenti, le sensazioni e le emozioni, sono molto più importanti di una semplice linea. Di conseguenza cerco attraverso i colori di esprimere i sentimenti più profondi. Le mie opere devono respirare, essere vive. Scusami un attimo ma adesso faccio io una domanda a te: possiamo darci del “tu”?

Ne sono lusingato. Allora modifico la domanda che mi ero appuntato: nelle tue opere sembrano emergere diversi tipi di personalità. Sono il riflesso del tuo poliedrico “Io”?

Nelle opere di ogni artista c’è sempre una parte di se. Non si può eludere questa condizione di partenza. Le mie opere, in particolare, si ispirano alla figura femminile, all’eros ed alla sua potenza vivifica, al “movimento” delle figure attraverso il quale si comunicano i sentimenti.

Ayla 1, 2013, Oil on canvas, cm 120 x 180
                                   Ayla 1, 2013, Oil on canvas, cm 120 x 180

Concludiamo con una delle più classiche delle domande: cosa ti piacerebbe che lo spettatore ricevesse dalle tue opere?

Mi piacerebbe suscitare un emozione. Non importa se positiva o negativa, ma le mie opere devono toccare le corde della sensibilità umana, anche di coloro che di arte non se ne intendono. Non vorrei mai che qualcuno rimanesse indifferente davanti ad un mio quadro. Insomma l’importante è provocare un’emozione.

Si chiude così la nostra intervista e mi piace sottolineare che, a microfoni spenti, Dejan ha rimarcato l’utilizzo del termine “provocare” perchè per lui l’arte è soprattutto provocazione. Per vedere alcune delle sue opere potete consultare il sito www.dejanbogdanovicart.com

Ringraziamo Bogdanovic e ribadiamo: “L’arte agli artisti”.

Marando Intome